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Le risposte del SSN

5.1. Interventi di prevenzione nelle cure primarie

Le strategie per affrontare adeguatamente le malattie croniche richiedono un diverso ruolo delle cure primarie, basato sulla medicina d’iniziativa e su un’attenzione del tutto particolare nei confronti dei determinanti sociali della salute. È dimostrato, infatti, che il peso delle malattie non trasmissibili può essere notevolmente ridotto con adeguate azioni di prevenzione, controllo e cura.

La riorganizzazione delle cure primarie, con la messa a regime delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), consentirà di dare rilevanza anche agli aspetti di prevenzione/counseling/informazione della popolazione sana sia alle attività necessarie per una migliore gestione dello stato di salute di tutte le tipologie di assistiti.

Peraltro, anche il PNP 2010-2012, prorogato al 31 dicembre 2013, mette in evidenza che, nello svolgimento delle attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, un ruolo fondamentale spetta a MMG e PLS.

Un esempio di medicina d’iniziativa nel nostro Paese è quello delle patologie cardio- e cerebrovascolari. In questo caso la strategia complessiva di prevenzione comprende la promozione della salute e dei corretti stili di vita della popolazione e l’identificazione precoce dei soggetti in condizione di rischio. La valutazione del rischio cardiovascolare nella popolazione generale adulta è effettuata dai MMG attraverso l’applicazione della carta del rischio cardiovascolare validata dall’ISS.

Per la concreta realizzazione della prevenzione e della gestione delle patologie croniche, è necessario superare la parcellizzazione degli interventi tra i professionisti appartenenti ai diversi livelli assistenziali e promuovere un approccio globale integrato tra i diversi settori (MMG, PLS, specialisti, dipartimenti di prevenzione, distretti, ospedali), assicurando l’integrazione tra le diverse strutture assistenziali (assistenza primaria, ospedali, pronto soccorso ecc.). Un esempio di integrazione delle cure nel nostro Paese è quello del diabete mellito. Da alcuni anni in Italia si è mirato alla realizzazione della continuità assistenziale attraverso il ricorso a modelli assistenziali che, con un termine molto generale, vengono definiti Gestione Integrata. Questi sono sistemi organizzati, integrati, proattivi, orientati alla popolazione, che pongono al centro il paziente informato ed educato a giocare un ruolo attivo nella gestione della patologia da cui è affetto.

La Gestione Integrata, quindi, attraverso la costruzione di percorsi assistenziali condivisi, si pone attualmente come prototipo di modello organizzativo mirato al miglioramento dell’assistenza e alla prevenzione delle complicanze.



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