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I determinanti della salute

1.1. Aria atmosferica

L’importanza dell’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico è documentata da numerosi studi svolti in diversi Paesi. Significativo appare lo studio di Haenninen e Knoll del 2011 relativo al carico di malattia di origine ambientale (Environmental Burden of Disease, EBoD), frutto della collaborazione tra ricercatori di sei Paesi e dell’OMS, che, prendendo in esame nove inquinanti ambientali, i loro effetti sulla salute e la relativa diffusione nei sei Paesi, ha prodotto una stima dell’attesa di vita corretta per disabilità (Disability-Adjusted Life Years, DALY). Il carico di malattia più elevato è risultato essere quello associato al PM2.5, per il quale nell’insieme dei sei Paesi viene formulata una stima di 6.000-10.000 anni di vita sana persi per milione di abitanti (in Italia, 9.000).

Ulteriori stime sull’impatto sanitario delle polveri fini sono state formulate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, ha classificato l’inquinamento atmosferico outdoor e il materiale particellare fine, che veicola un rilevante numero di microinquinanti altamente tossici (es. metalli pesanti, IPA, diossine ecc.), come cancerogeni per l’uomo (Gruppo I).

La qualità dell’aria ambiente è monitorata sul territorio italiano da un numeroso set di stazioni collocate in ambiente urbano, industriale e rurale che monitorano i valori di PM10, PM2.5, O3, NO2, benzene, SO2 e i microinquinanti contenuti nel PM10.

Tali monitoraggi evidenziano che le criticità inerenti la qualità dell’aria sono principalmente riconducibili al PM10, PM2.5, NO2 e O3 e interessano maggiormente le Regioni del Nord Italia, nelle quali l’elevata antropizzazione del territorio e le sfavorevoli condizioni meteorologiche rispettivamente esaltano le componenti primaria e secondaria, nonché l’accumulo degli inquinanti in atmosfera. Sebbene l’inquinamento atmosferico mostri, per alcuni inquinanti, un trend discendente negli anni, il rischio per la salute a esso ascrivibile permane significativo soprattutto nelle aree urbane. Al 2010 diverse aree urbane avevano redatto un piano di qualità che consentisse loro di rientrare nei limiti previsti dalla normativa, nel quale erano previste misure mirate al contenimento del traffico, all’efficienza dei sistemi di produzione di energia, alla riduzione delle emissioni degli impianti industriali e del carico azotato nei reflui degli allevamenti zootecnici.



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